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27/10/2009 alle ore: 19:57

"Domenica in piazza sembrava di stare in un girone dell’inferno"
Montalto di Castro - La testimonianza di Francesco Battistoni presente al collegamento in diretta tv

Fotografia \"Domenica in piazza sembrava di stare in un girone dell’inferno\"

Intimidazioni al limite del surreale e un clima violento anche sotto l’aspetto meramente fisico, domenica scorsa hanno impedito un dibattito che, per la delicatezza e la gravità del suo oggetto, avrebbe altresì dovuto essere sereno e gestito con toni bassi. Mi riferisco a quanto accaduto domenica scorsa a Montalto di Castro, quando, collegato in diretta tv con la trasmissione di canale 5 “Domenica 5” condotta da Barbara D’Urso, insieme al giornalista Carlo Galeotti, abbiamo assistito a comportamenti poco edificanti, per non dire inverosimili, da parte di alcuni cittadini del comune del sindaco Salvatore Carai (il quale, tanto per intenderci, nonostante abbia destinato fondi pubblici alle famiglie dei ragazzi accusati di stupro, domenica si è ben guardato dal farsi vedere in diretta tv), tutti schierati incomprensibilmente nella difesa di otto giovani che hanno ottenuto la messa in prova da parte del giudice del tribunale dei minori.

Domenica in piazza a Montalto sembrava di stare in un girone dell’inferno, dove è persino stata vietata la parola, anche con comportamenti violenti, a chi, come me, avrebbe voluto in qualche modo esprimersi a sostegno della ragazza vittima della violenza. Una donna montaltese che ha dichiarato pubblicamente di stare dalla parte della giovane, puntando il dito sulla mancanza di valori e regole che hanno spinto i ragazzi a comportarsi in quel modo, è stata aggredita con veemenza dal padre di uno degli otto coinvolti nella triste vicenda ed alla fine della diretta io e Galeotti ci siamo sentiti in dovere di accompagnarla fino alla macchina per evitare che divenisse oggetto di ritorsioni.

Le offese e gli insulti rivolti dai montaltesi a questa donna, alla giovane violentata e a sua madre sono veramente irripetibili, ma danno un’idea chiara del perché poi il presidente di Telefono rosa abbia pubblicamente affermato “ non vorrei che per tutelare la sicurezza delle donne si dovesse arrivare a boicottare il turismo verso Montalto luogo non sicuro per loro”. Il dato maggiormente preoccupante, tra i tanti emersi dallo squallore di quanto accaduto domenica, è il risentimento, il rancore e la rabbia violenta che parte del paese ha dimostrato di nutrire, al contrario di ogni logica e di ogni principio etico, nei confronti di una ragazza, all’epoca dei fatti minorenne.

Alla fine tutta Italia ha avuto purtroppo modo di verificare che a Montalto di Castro i processi, mediatici ma anche di piazza, si fanno alle ragazzine – ancora una volta si è parlato della minigonna come motivazione valida per divenire oggetto di violenza! Inevitabile, in un simile contesto e dopo aver visto coi miei occhi, direttamente, come ragiona quella parte di comunità (sulla quale andrebbe effettuato un accurato esame sociologico) non domandarsi se davvero il provvedimento di messa in prova disposto dal giudice per gli otto ragazzi sia utile al loro recupero .

Ragazzi che, davanti alla vergognosa difesa delle loro “ragioni” da parte alcuni cittadini di Montalto, pronti persino a gesti violenti pur di sollevarli dalle proprie responsabilità accusando addirittura la vittima, sembra difficile che possano acquisire quel grado di maturità per capire la gravità dei loro errori e la necessità di non commetterne più. Per fortuna la Tuscia non è tutta come quella piccola parte di Montalto di Castro. Chiedo scusa alla ragazza ed alla sua famiglia riconfermando piena solidarietà. In conclusione la mia vicinanza va al direttore Carlo Galeotti apostrofato con frasi “ non venire più a Montalto”, “meglio che non vieni qui al mare” ed altro, fatto gravissimo oltre l’intimidazione, limitare a chiunque la libertà di pensiero e di libera scelta anche sui luoghi dove passare il proprio tempo libero. Carlo, quando vorrai andare a prendere un gelato a Montalto ti accompagnerò con piacere insieme a tanti altri amici.

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